Le scarpe del futuro

21/09/2020

Ai camminatori della domenica, quelli che si allontanano dalle città spesso con il rischio di passare più ore in coda al rientro che sui sentieri, viene spesso ripetuto pazientemente che va bene  risparmiare sulla giacca a vento (non va bene, in realtà, meglio acquistarne una di qualità) e portarsi le bottigliette di plastica in cima (a patto di riportarle giù), ma per favore che almeno si comprino un paio di scarpe adatte al terreno, che possano aiutarli nei passaggi dal sabbione alle pietre, dal sottobosco alla neve. «Comprati un paio di Salomon, per iniziare», è il consiglio più diffuso, d’altronde il marchio francese è conosciuto e apprezzato proprio per l’indiscussa leadership nel campo dell’attrezzatura sportiva da montagna. Sono stati i primi, nel 1957, a creare l’attacco da sci (“Le Lift”) che sostituiva i tradizionali attacchi in cuoio e nel 1966 hanno inventato il primo attacco autoprodotto con talloniera, che ha debuttato ai Mondiali di Portillo, in Cile. Gli scarponi da montagna di Salomon sono arrivati sul mercato nel 1979 e da allora milioni di persone nel mondo li hanno comprati e utilizzati su per quei sentieri, dagli appassionati di sci, trail running e trekking fino ai camminatori lenti con la giacca che non sempre è impermeabile, tanto più negli ultimi anni in cui queste discipline hanno raggiunto una strabiliante popolarità. Dal 2005 Salomon fa parte di Amer Sports Oyj, il gruppo finlandese che ha in portfolio anche Arc’teryx, Peak Performance, il marchio specializzato in tennis Wilson (le racchette di Roger Federer e Serena Williams), quello dello sci Atomic, Precor per il fitness e Mavic per il mondo bike, e che ha chiuso il 2018 con un fatturato di 1,7 miliardi di euro nella sola categoria dell’outdoor.

Non è perciò affatto casuale l’interesse espresso verso il gruppo, il primo al mondo nella sua categoria, da parte del produttore cinese di attrezzature sportive Anta Sport Products, che lo scorso marzo ha annunciato un’offerta pubblica da 4,7 miliardi di euro per acquisire Amer. In quest’operazione, Anta è spalleggiato dal gigante tecnologico cinese Tencent, il fondo d’investimento orientale FountainVest Partners e la Anamered Investments del miliardario canadese Chip Wilson, fondatore di Lululemon, uno dei marchi che sul ritrovato interesse verso l’attività sportiva (e sulla praticità dei leggings) ha saputo capitalizzare meglio. La trattativa è ancora in corso ma è un segnale inequivocabile del cambio di scenario. Grazie alla diffusione della cultura salutista e della “athleisure” – una delle tante conseguenze della svolta verso il casual del guardaroba contemporaneo – ma anche per via della partecipazione crescente in tutti quegli sport che garantiscono un contatto con la natura, nel 2018 l’abbigliamento tecnico-sportivo valeva ben 174 miliardi, come rilevato da una recente stima di Statista, con una crescita tra il 7 e l’8% rispetto all’anno precedente. Se si guardano più nello specifico le sneaker, alle quali oggi le scarpe da trail running sono impropriamente associate, i numeri sono ancora più chiari: secondo un report di Grand View Research pubblicato da Il Sole 24 Ore, infatti, «se nel 2017 il giro d’affari globale delle calzature sportive era di 64,3 miliardi di dollari, crescerà a 95,1 entro il 2025, a un tasso medio annuo del 5,1%».

Per capire questo boom ci sono diversi fattori da considerare, tutti ugualmente interessanti per comprendere i movimenti che attraversano e ridefiniscono oggi l’industria della moda e dell’abbigliamento più in generale. Quando chiedo ad Augusto Prati, direttore marketing per l’Italia di Amer Sports, come (e se) è cambiato il cliente tipo di Salomon negli ultimi anni, lui mi risponde con una certa franchezza che «per Salomon il consumatore è un praticante e sta a noi supportarlo nelle sue attività. Partiamo sempre dalla performance, per cui è importante esserci nelle gare come la Coppa del mondo di sci o le competizioni di tennis, ma tutti i nostri prodotti partono dall’esame di un consumatore- tipo, quindi quello che è stato studiato per rispondere alle esigenze degli atleti professionisti, nuove tecnologie comprese, viene poi riportato all’uso quotidiano».

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